La nascita di AICA
AICA (Associazione Italiana per il Calcolo Automatico) esprime quella vocazione al futuribile che è propria dell’informatica. Costantemente presente al futuro, la sua è la storia di una realtà specializzata e sempre aggiornata, in un settore in cui paradigmi, strumenti e applicazioni diventano rapidamente obsoleti.
AICA viene alla luce a Roma il 4 febbraio 1961, sotto la guida dal noto matematico Mauro Picone , per attrarre e condividere gli interessi culturali dei protagonisti di quella multiforme area scientifica che si chiama “Calcolo automatico”. Il nome originario è infatti “Associazione Italiana per il Calcolo Automatico”, cui nel 1983 si aggiunge “per l’Informatica”.
AICA nasce quindi quando il termine “informatica” era ancora un neologismo per adepti e molto prima dell’avvento dell’ITC, Information and Communication Technology, che meglio connota la straordinaria evoluzione del settore.
La sua attività si colloca fin dalle origini nel contesto internazionale ed europeo, con un ruolo decisamente unico in Italia. Aderisce immediatamente alla neonata IFIP (International Federation for Information Processing). Sviluppa preziosi collegamenti con le associazioni statunitensi (IEEE , ACM ) e nel 1985 è socio fondatore del CEPIS (Council of European Professional Informatics Societies). Dal 2001 è membro attivo di IT-STAR , gruppo di associazioni di informatica dei Paesi del Centro-Est Europa entrati nell’Unione Europea a seguito del suo allargamento.
In Italia AICA è promotore e garante delle certificazioni informatiche europee: le patenti ECDL – che dal 1996 hanno coinvolto nel nostro Paese oltre 2 milioni di persone – e le certificazioni EUCIP , rivolte ai professionisti dell’ICT, oltre al modello europeo e-Citizen , dedicato alle fasce di popolazione a rischio di esclusione digitale in un’ottica di riduzione di digital divide.
Dal 1997 è attivo un protocollo d’intesa con il MIUR, per la promozione di alfabetizzazione digitale e formazione certificata presso il mondo della scuola e dell’università; un mondo che AICA affianca da sempre, incoraggiando i giovani a scoprire la loro vocazione e il loro talento digitale, grazie a numerose e stimolanti iniziative specificamente dedicate a loro.
Dai rapporti con le università emerge anche una corposa e importante attività di ricerca: il Costo dell’Ignoranza Informatica , volta a individuare i costi associati alla carenza delle competenze informatiche.
Altre attività di ricerca hanno riguardato il knowledge management (PKM Progetto Knowledge Management ), la storia dell’informatica e la Computer Ethics.
Dal 2009, con il Gruppo di Lavoro CIO AICA Forum, costituito dai CIO, Chief Information Officer di imprese ed enti, AICA qualifica la presenza italiana in seno alla comunità internazionale denominata EUROCIO, che rappresenta a livello europeo i responsabili dei sistemi informativi delle maggiori organizzazioni pubbliche e private del continente.
Dal 2002 AICA edita la rivista trimestrale Mondo Digitale – Rassegna Critica del Settore ICT, preceduta da Rivista di Informatica (1970-2011) e Calcolo (1964 – 1970).
Per il 50° anniversario della sua fondazione, nel 2011, AICA ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano una medaglia commemorativa, riconoscimento concesso in occasione del Congresso Nazionale.
Oggi nel nostro Paese AICA è la sede più accreditata sui temi della società digitale: dai trend tecnologici alle prospettive professionali degli specialisti del settore, dalla riduzione del digital-divide ai servizi al cittadino.
La nascita di CEPIS
Una trentina di anni fa, nella seconda metà degli anni ’80, un gruppo di volenterosi e lungimiranti esponenti delle principali associazioni informatiche europee (AICA per l’Italia, BCS per la Gran Bretagna, AFCET per la Francia e così via) avviarono una serie di consultazioni informali per discutere la possibilità di instaurare un coordinamento sovranazionale nell’interesse degli operatori del settore. In questi primi incontri AICA era rappresentata dal presidente in carica: Carlo Tedeschini Lalli prima, e Giulio Occhini, poi.
Il risultato di questa iniziativa fu che, nel 1988, venne fondato il CEPIS (Council of European Professional Informatics Societies), organizzazione non-profit che ha il duplice obiettivo di interloquire da una parte con la Commissione Europea per le questioni attinenti il settore delle tecnologie informatiche e, dall’altra, di valorizzare e far crescere le abilità e competenze di tutti coloro che, direttamente o indirettamente, hanno a che fare con le tecnologie digitali. Era l’ambizione di tutti costituire un riferimento puntuale e indipendente dai fornitori di prodotti e servizi, in termini sia di linguaggio che di contenuti, per chiunque fosse interessato alle professioni ICT, nel mondo del lavoro (aziende, enti pubblici) e in quello della formazione (scuola, università, life long learning ecc.).
Si era cioè posata la prima pietra di quell’edificio comune in cui far convivere e uniformare i differenti approcci nazionali sull’argomento per far crescere, in modo coordinato, le capacità di progettare, realizzare e operare i sistemi informatici del futuro. In altre parole, ci si era avviati sulla strada degli standard europei da cui sarebbero poi originati i programmi di certificazione.
Il programma ECDL
Ma non fu solo l’area delle competenze professionali quella cui, per primo, il CEPIS mise mano. Circa a metà degli anni ’90, un gruppo internazionale di esperti, guidati dal norvegese Nils Hoeg e dall’irlandese Dudley Dolan, affrontò il problema di rispondere in modo esauriente a delle domande apparentemente banali: sai lavorare con il personal computer? Sai utilizzare correttamente internet? Sai gestire in autonomia il tuo PC? Sai proteggere i tuoi dati? ….
Le tecnologie digitali stavano diffondendosi a macchia d’olio nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni e un problema cruciale era – ed è tuttora – quello di reperire personale capace di usarle in modo appropriato e produttivo.
Come punto di partenza, ci si riferì ad una iniziativa finlandese lanciata con successo dopo la caduta del muro di Berlino (inizio anni ‘90): si trattava di convertire le risorse umane dalla economia pianificata, di tipo prevalentemente agricolo, a quella industriale e di mercato. Per questo motivo nel paese scandivano fu avviato questo progetto con l’intento di facilitare l’acquisizione delle nuove competenze informatiche e digitali.
Nacque così il programma ECDL (European Computer Driving Licence) che aveva come obiettivi quello di mettere gli utilizzatori in grado di padroneggiare adeguatamente le ICT nelle normali mansioni lavorative e di certificare tale capacità secondo criteri riconosciuti e condivisi a livello comunitario.
In quegli anni (1995-1997) Giulio Occhini, di AICA, era presidente del CEPIS e gli riuscì di interessare al programma ECDL la Commissione Europea ottenendone un primo significativo finanziamento per lo start-up; era l’inizio di una costante e duratura collaborazione.
Nel 1996 il CEPIS istituì, a Dublino, la ECDL Foundation, con il compito di gestire la certificazione mantenendola aggiornata con l’evoluzione tecnologica nonché di promuoverne la diffusione nei vari Paesi del Consiglio d’Europa, garantendo la circolarità del titolo e la qualità uniforme del processo di valutazione.
In Italia la gestione delle certificazioni ECDL fu affidata a A.I.C.A.
Negli corso degli anni, le certificazioni si sono costantemente modificate e adeguate a quello che era il mondo delle competenze digitali. L’ultima novità importante è avvenuta nel 2019, quando tutte le certificazioni ed i contenuti e gli obiettivi dei moduli, sono stati adeguati alle nuove esigenze e tecnologie del mondo della ricerca e del lavoro. Le certificazioni E.C.D.L. sono “state mandate in pensione” e sostituite con quelle I.C.D.L..